«Basta parrucchieri abusivi» Così la Regione Lombardia

In Regione Lombardia è stato messo a punto un regolamento contro la concorrenza sleale in fatto d parrucchieri, «specie se asiatica». Il testo del provvedimento entro la fine del mese sarà legge.
Linea dura contro chi non è in regola: se il negozio non supera il primo controllo dell’Asl sulle norme igienico sanitarie, sarà costretto a rimanere chiuso per tre mesi. E se non supera nemmeno il secondo controllo, nell’arco di tre anni, chiuderà i battenti per sempre, con tanto di revoca dell’autorizzazione (se c’è). In questo modo si cerca di mettere ordine in una vera e propria giungla, fatta di una miriade di parrucchieri cinesi con nomi simili che aprono e lavorano in una quartiere per un anno, poi spariscono e ricompaiono con la stessa insegna nell’altro capo delle città. Quasi tutti con lavoranti sottopagati, costretti a restare in negozio per dodici ore al giorno, lunedì e festivi compresi, e spesso a dormire nel retrobottega.
Solo a Milano, su 2.500 parrucchieri, trecento sono stranieri (per lo più cinesi) e di questi appena il 15 per cento è iscritto all’albo dell’artigianato e regolarmente registrato. Il resto fa da sé, come se non esistesse nessuna legge da rispettare. Stessa proporzione in provincia di Milano, dove gli acconciatori sono 4.500, e in Lombardia, dove i negozi di parrucchiere sono in tutto 14mila. Anche i prezzi dei cinesi sono del tutto fuori mercato: sette euro per una messa in piega, contro i 18-20 euro di un parrucchiere italiano. Ovviamente, i dubbi sulla qualità dei prodotti utilizzati non mancano e anche su questo fronte verranno fatte verifiche capillari, senza eccezioni. Se le bottigliette di balsamo e shampoo non avranno i marchi della certificazione, verranno sequestrati immediatamente. Saranno banditi i prodotti non regolamentari o di dubbia provenienza e tutta l’attività dovrà svolgersi in assoluta trasparenza.
Così dice Il Giornale. Vedremo.





































