Shampoo – parte 2

3 novembre 2009 - pubblicato da Elena D. in Bellezza Capelli,Benessere capelli,capelli,Shampo

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Il materiale da detergere rappresenta una grande superficie, valutata in 4 – 8 m2 per una capigliatura femminile.
I tensidi (o tensioattivi) sono sostanze detergenti di superficie che hanno in comune una struttura ‘ambivalente’ a doppia affinità che comprende:
-> una parte lipofila (catena idrocarburica), liposolubile che deve solubilizzare lo sporco ed il grasso;
-> una parte idrofila (raggruppamento polare), idrosolubile, che deve consentire al tensioattivo di solubilizzarsi nell’acqua e di portar via i composti grassi durante il risciacquo.

l’effetto lavante di uno shampoo comincia con la sua capacità di ‘bagnare’ lo sporco contenuto nel sebo che circonda il capello. Le basi lavanti sono agenti tensioattivi (o ‘tensidi’) che si collocano nell’interfaccia tra l’acqua del lavaggio con lo sporco ed il grasso da eliminare.

Questo materiale viene quindi emulsionato e disperso nell’acqua e deve poter essere eliminato con l’acqua di risciacquo.

Sottolineiamo che l’effetto ‘lavante’ non è assolutamente proporzionale alla quantità di schiuma prodotta, pur cosi apprezzata dall’utente.

I detergenti di sintesi possono essere classificati in 4 gruppi:

1) tensioattivi anionici in cui la parte polare idrofila è caricata negativamente, sono i pilastri dell’azione lavante di uno shampoo in quanto poco costosi e poco irritanti.

-> I solfati di alcol grassi sono molto apprezzati in quanto hanno buone proprietà detergenti, emulsionanti e schiumogene. Esistono sotto forma di sali di sodio, di ammonio o di trietanolammina. Poiché mancano di dolcezza, vengono addizionati con altri tensioattivi per ovviare alla loro aggressività nei confronti della cheratina.
-> Alcuni prodotti anionici hanno una maggiore dolcezza, ma spesso sono anche meno detergenti e meno schiumogeni: gli alchileterosolfati, i lipoaminoacidi, i solfosuccinati, gli isetionati, i sarcosinati…

2) tensioattivi cationici, in cui la parte polare idrofila è caricata positivamente, sono poco utilizzati.

-> Di potere schiumogeno e detergente mediocre, sono irritanti per gli occhi, vengono talvolta utilizzate due loro qualità:
azione battericida e micostatica (utilizzo come agente antiforfora);
forte affinità per la cheratina del capello alla quale danno dolcezza e brillantezza, facilitano lo sbrogliamento dei capelli e ne diminuiscono l’elettricità statica.
-> Di questo gruppo fanno parte i sali amminici (ossido aminico) e i sali dell’ammonio quaternario (alchiltrilnetilammonio, alchildimetilbenzilammonio). Incompatibili con gli anionici, sono sostituiti dai polimeri cationici.

3) tensioattivi anfoteri hanno una struttura bipolare che varia in funzione del pH con formazione di anioni in ambiente basico, di cationi in ambiente acido.
-> Sono buoni agenti lavanti, poco schiumogeni, sono in generale ben tollerati e abbastanza costosi. Vengono utilizzati in associazione con tensioattivi anionici.
-> Ne esistono tre classi importanti: le betaine, i derivati dell’imidazolina, gli aminoacidi N-alchilici.

4) tensioattivi non ionici non hanno carica elettrica.
E’ la ripetizione dei gruppi ‘ossietilene’ che esercita la funzione solubilizzante nell’acqua (invece delle teste polari).
- Abbastanza costosi, hanno buona capacità detergente con scarso potere schiumogeno.
Per la loro eccellente tollerabilità vengono generalmente considerati i più dolci dei tensioattivi.
La mancanza di capacità schiumogena soddisfa però poco gli utenti e fa sì che vengano soprattutto utilizzati come detergenti ausiliari, in associazione con altri tensioattivi.
Tra i tensioattivi non ionici ricordiamo: i Tweens (esteri poliossietilenici di sorbitolo), gli eteri di poligliceroli, la alcanolammine.

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