L’Ars in ritardo nel recepire la legge Ue sui parrucchieri unisex

In materia di parificazione dei diritti tra uomo e donna, la Sicilia rimane ancora il fanalino di coda in Italia. Non ci credete? Eccovi, un altro riscontro oggettivo: l’Ars non ha ancora recepito la legislazione nazionale che, su input dell’Unione Europea, statuisce la condizione di “unisex” nel taglio periodico dei capelli. In poche parole l’unificazione, in un unico profilo professionale, dell’esercizio dei mestieri di barbiere e di parrucchiere.
Nelle grandi città siciliane – Palermo, Catania e Messina – questa rivoluzione di costume silenziosa si è già innescata da anni, schierando in campo molti locali unisex. Nel resto della Sicilia si nicchia. Come mai?
Un po’ colpa delle consuetudini del costume, che prevede una “separazione”, già a monte, delle abitudini correnti nei comportamenti dei due sessi. Un po’, anche, per ragioni economiche.
Infatti, esercitare il mestiere artistico del parrucchiere unisex, secondo le norme Ue ha un alto costo: la previsione obbligatoria di almeno tre bagni (uomo, donna, e per handicappati); l’aria condizionata, la sala parte per il colore, gli sterilizzatori degli strumenti, etc. Insomma, modernizzare il taglio dei capelli ha un costo per chi dovrà gestire.





































